Luglio 23, 2009

Dal quotidiano Europa “Noi under 30 con Dario”

 La nostra sfida è avvicinare alla politica chi è distante, i tanti nostri coetanei che la percepiscono come qualcosa di inconcludente da cui stare alla larga. Ma il punto di partenza deve essere chi c’è: quei ragazzi e quelle ragazze che, con una scelta controcorrente rispetto alla propria generazione, hanno deciso che vale la pena di mettersi in gioco, di provare a cambiare il mondo partendo dal proprio quartiere. Ragazzi e ragazze che hanno nel proprio vocabolario parole come “militanza”, “territorio”, “passione”, “partecipazione”, che conoscono la fatica della politica. Siamo una generazione che esiste. Nel Partito democratico, nei suoi circoli, sui banchi nei consigli comunali, provinciali e regionali, nei suoi organismi dirigenti. Uno straordinario patrimonio di energie, impegno, fantasia e senso di appartenenza. Un buon punto di partenza per praticare un ricambio generazionale che non sia solo una operazione mediatica. Per costruire un Pd innovativo e moderno che parta dai suoi giovani per conquistarne dei nuovi. Per parlare a chi nei circoli non ci ha mai messo piede, per intercettare le aspettative, i bisogni e le speranza di una generazione di cui facciamo parte, di cui condividiamo le ansie ma anche la voglia di futuro. Vogliamo parlare a chi ha la nostra età, chiamarli ad un impegno diretto accanto a noi, vogliamo convincerli del progetto del Partito democratico: pensiamo alle migliaia di professionisti in maggioranza “under 30” che lavorano nelle aziende italiane confrontandosi quotidianamente con la flessibilità, a quei giovani di talento delle factory che portano avanti progetti culturali creativi, ai ricercatori universitari che per amore della scienza e dello studio, resistono in Italia con paghe da fame, ai tanti giovani che hanno smesso di studiare e lavorano duramente senza interessarsi di politica perché pensano che non discuteremo mai di quello di cui parlano la sera a tavola: le tasse, come arrivare a fine mese, l’affitto da pagare, un frigo da riempire,la speranza di costruirsi una famiglia. Di fronte ad una società più povera e smarrita, più incerta e insicura, una parte largamente maggioritaria delle nuove generazioni corre il rischio di avere un triste primato: quello di avere meno speranze di futuro delle generazioni che l’hanno preceduta. Viviamo in un paese a bassissima mobilità sociale in cui è altissima la probabilità che il figlio di un operaio faccia lo stesso lavoro del padre, nel caso riesca ad averlo, un lavoro. Un paese in cui il reddito e le condizione economica della famiglia è decisiva più del merito e delle capacità, nel determinare quale sarà il percorso di studi, il lavoro, le opportunità che potranno avere nella vita. Vogliamo un partito che sia innanzitutto partito della società: che valorizzi le idee e le istanze dell’Italia giovane e nuova, che studia, intraprende, rischia: mettendo ogni giorno in gioco un pezzo di futuro. E ci candidiamo ad essere noi lo strumento per poter parlare a questa Italia, e a questa generazione. Perché si tratta della nostra Italia. E della nostra generazione. Quella che ha assunto la dimensione del suo esserci dopo che a Berlino era caduto il Muro, che ha scelto il partito quando i partiti erano messi alla gogna, ed è cresciuta con i Simpson e con le notizie delle bombe a Palermo e Roma. La generazione che conosce la rete e le reti, gli sms e l’i-Pod, usa i social network e ha confidenza con i nuovi linguaggi del nuovo tempo. E per dargli voce e rappresentanza, dobbiamo immaginare e costruire un radicale e ambizioso programma di trasformazione del nostro paese, riforme vere, concrete, profonde, diritti nuovi, esigibili, universali, libertà di scelta e autonomia, pari opportunità e un nuovo welfare, un nuovo patto tra le generazioni. Una Italia del merito e dei talenti, che ha il coraggio delle riforme. Che risolve i problemi, che non si perde negli infiniti giri di una politica inconcludente e fastidiosa. Una Italia che sceglie, anche a costo di scontentare qualcuno. Che sa rompere i legacci che negano le opportunità, che libera l’avvenire delle generazioni future, che muove assedio alle mille caste, casematte e cittadelle dei privilegi nazionali. Abbiamo la presunzione di credere che questa Italia inizia dal progetto di governo del Partito democratico, abbiamo la certezza di dire che per costruire questo progetto è da noi che si deve partire, senza inventare nulla. Non contro qualcuno, non per chiudere ad altri ciò che chiediamo sia aperto a noi. Intendiamo assumere le responsabilità del tempo presente senza paura di sporcarci le mani, con la consapevolezza che non si fa politica per governare, ma si governa per cambiare. Crediamo nella forza della green economy, come motore dello sviluppo che sconfigge la crisi. Vogliamo un sistema del lavoro in cui le garanzie si ampliano e le risorse che finanziano i diritti si redistribuiscono. Pensiamo ad una nazione delle autonomie e dei piccoli comuni, che sappia scommettere su politiche che scoraggino il fenomeno della urbanizzazione selvaggia e dello spopolamento della provincia, della campagna e della montagna. Crediamo nella modernizzazione del paese, attraverso le infrastrutture, le energie rinnovabili, le nuove tecnologie, lo sviluppo industriale che sa rispettare il territorio. Crediamo in una democrazia matura, bipolare e parlamentare. E vogliamo una legge elettorale nuova che ci dia un parlamento di eletti e non di nominati. Le energie nuove per realizzare questo progetto ci sono: è la generazione che esiste e che vuole far vincere Dario Franceschini. Per continuare a rinnovare il Partito democratico, facendone un luogo aperto ed accogliente, che non sia solitario ma che trovi nella sua vocazione maggioritaria la forza dello stringere alleanze di programma e non di cartello. Per governare, non solo per vincere. Ci rivolgiamo a quelli che si sentono parte di questa generazione che abbiamo evocato, a chi da tempo sente sulle mani la fatica della politica, a chi ha da sempre il coraggio un po’ anticonformista di scegliere la sezione invece del bar, un volantinaggio invece di una partita di pallone, una cena con il circolo invece di una serata in discoteca. Sappiamo che sono tanti e che hanno voglia di esserci, in questo tempo, che a molti pare cupo, ma che invece è emozionante. Perchè è tempo di ricostruire lo spazio della partecipazione democratica, di suscitare intelligenze e disponibilità per proseguire la strada di un partito che costruisce il domani salendo sulle spalle di una storia che ci rende forti e non nostalgici. È la strada del Partito democratico, che vogliamo percorrere con tanti di voi, condividendo le difficoltà, confrontandoci sul futuro, assumendoci le nostre responsabilità di uomini e donne che credono nell’impegno. Consapevoli che il congresso del Pd sarà solo una tappa, anche se fondamentale, di un viaggio che conduce ad una Italia nuova.

PRIMI FIRMATARI : Andrea Causin, Giacomo D’Arrigo, Antonio Iannamorelli, Gian Luca Lioni, Luigi Madeo, Dario Marini

Marzo 11, 2009

Milano. II Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici. Ecco il Programma

Exit strategy. Cambiare il paese per uscire dalla crisi
La seconda assemblea nazionale dei Giovani democratici si terrà alla nuova Fiera di Milano (Rho) e avrà il seguente ordine dei lavori.

PROGRAMMA:

h 11,00
Apertura lavori
- Saluto Maurizio Martina (Segretario regionale Pd Lombardia)
- Saluto Filippo Penati (Candidato Presidente provincia di Milano)

h 11,30
Relazione introduttiva Fausto Raciti (Segretario nazionale Giovani democratici)

h 12,30
Intervento Dario Franceschini (Segretario nazionale Partito democratico)

h 13,30
Inizio gruppi di lavoro
- Crisi e Welfare
- Ambiente e piano energetico
- Sapere

h 16,30
Seduta plenaria e relazione gruppi di lavoro

h 17,30
Votazioni direzione nazionale e chiusura lavori

Febbraio 6, 2009

Siamo noi i bersagli

dal blog di Pippo Civati

Appello al Pd e alle forze democratiche del nostro Paese

Dalla fine della seconda guerra mondiale c’è una linea chiarissima e invalicabile che le grandi democrazie occidentali hanno tracciato tra sé e la barbarie dato dal ripudio fermo e inequivoco del fascismo, della xenofobia, del razzismo e delle forze politiche che li rappresentano. Razzismo e xenofobia sono scoraggiate con un continuo ed univoco lavoro di educazione e di prevenzione, le forze politiche che ne fanno una bandiera sono escluse dal governo perché nessuno – a destra come a sinistra – stringerebbe mai accordi con esse, anche a costo di perdere le elezioni. Perché un’elezione si può ben perdere, ma lo spirito democratico, perdere quello non si può. Con l’approvazione del pacchetto sicurezza l’Italia ha tristemente varcato quella linea; con l’infamia di norme che legittimano sinistre ronde di cittadini e consentono la delazione del malato al personale sanitario si è rotto definitivamente un tabù. Abbiamo chiesto al nostro partito di chiamare tutto il Paese alla mobilitazione, per una grande manifestazione di italiani e stranieri insieme, aperta alle forze sociali, alle realtà associative e alle coscienze democratiche di tutta Italia. Abbiamo chiesto ai circoli di mobilitarsi, informare, denunciare e ’segnalare’ non gli stranieri ma quel legislatore che ha approvato una legge così radicalmente inaccettabile per un paese civile. Bisogna dire di no, con forza, manifestando tutti insieme. Perché quando c’è un colpo ai diritti umani, i bersagli non sono solo i più deboli, siamo tutti noi.

Gennaio 12, 2009

Una bella iniziativa…Carovana democratica

Un buon modo per ripartire…se vuoi vedere l’iniziativa in streaming la puoi trovare qui del resto di Pippo ci si può fidare. :)

…mi dicono che è solo l’inizio, è in previsione un tour…quindi chiunque abbia voglia, può avere maggiori informazioni qui .

Gennaio 8, 2009

                   

Gennaio 7, 2009

Abbiamo dato il sale a Torino…

A Milano nevica…40cm. La città dell’innovazione e della modernità è completamente bloccata. Va bene i ritardi dei tram e degli autobus (dai i ritardi ci stanno) ma le strade? Beh la signora M dice: ” Abbiamo dato il sale a Torino”. :)

Ecco un esempio di qualche giorno fa…

Dicembre 21, 2008

Intervento alla 1° Assemblea Nazionale dei GD

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Sono partito qualche mese fa, dalla rete, da Facebook , per condividere un percorso nuovo, per costruire finalmente un’organizzazione giovanile che riuscisse a creare le condizioni – politiche, culturali – per affrontare in modo diretto e democratico i problemi della nostra generazione, senza nascondersi dietro un dito e senza al tempo stesso pretendere di dare risposte assolute.

Ci troviamo qui oggi, in un contesto nazionale ed internazionale problematico. Ogni giorno c’è qualcuno pronto a ricordarci che “c’è la crisi”. La crisi, quasi fosse uno stato mentale più che una condizione di ostacoli e di sfide che le parti deboli del Paese – proprio come noi – sentono già da tempo e che sentiranno con accenti ancora più duri nei prossimi mesi.

Mi sono candidato, perchè ho ritenuto e ritengo possibile che l’organizzazione giovanile sia molto più di un movimento, molto più che una palestra. Ma, anzi, il luogo principale di elaborazione politica.

E’ arrivato il momento di costruire insieme un’organizzazione plurale e unitaria in grado di creare sintesi, e che vede nell’essere squadra il suo punto di forza.
Non siamo interessati alle correnti e alle divisioni interne, abbiamo un obbiettivo: costruire un progetto lungo che guarda alla società del 2020.

Dobbiamo porci come una generazioni di cittadini liberi e forti che vogliono ridare a questo Paese, l’Italia, un futuro vero. Per far questo, però, dobbiamo investire il nostro tempo in un’organizzazione .
Un’organizzazione libera, significa prima di tutto, darci delle regole chiare e spazi di elaborazione politica vivi.

Sono felice di poter dialogare con molti giovani con grande franchezza, consapevole del percorso unico che abbiamo condiviso all’insegna della competenza, dell’etica della responsabilità, della politica come percorso di crescita individuale.

Priorità:

La prima, costruire un’organizzazione vera, nazionale, ma al tempo stesso federale, che adotta il principio fondamentale della sussidiarietà.

La seconda, la voglia di non riproporre gli schemi del passato, voglia di risolvere i problemi senza preconcetti ideologici, vivendo nella società.

La terza, l’assoluta necessità di un ricambio generazionale, intendendo con questo non tanto l’aspetto anagrafico ma soprattutto la valorizzazione del merito, della competenza e della proposta politica, è così che si costruisce una vera organizzazione giovanile riformista.
Nella consapevolezza che non esistono automatismi e che tutte le cariche sono contendibili, ma io credo, che l’organizzazione giovanile possa fare la sua parte per il rinnovamento del nostro Partito.

Occorre valorizzare la partecipazione orizzontale, le autonomie locali e i territori perché è li che i giovani vivono.
Occorre costruire un grande percorso di formazione politica continuativa, perché una classe dirigente è tale se è consapevole della propria responsabilità.

E’ necessario costruire il futuro del Partito Democratico con nuove regole che tengano conto dei cambiamenti intervenuti nella società, nell’economia, nella cultura e nella politica.

La società. Chi ha avuto modo di viaggiare e di rapportarsi con giovani di altri Paesi si è certamente accorto che là fuori esistono mondi per molti aspetti sorprendenti. Mondi in cui i diritti costituzionali, ed in particolar modo il diritto ad una informazione libera e trasparente, alla sicurezza sul lavoro, ad un’educazione pubblica e privata che premi il merito sono garantiti.

Mondi in cui si riesce ad arrivare a fine mese, a portare avanti un proprio progetto di vita già a 20, 25 anni, in cui si può diventare padri e madri senza essere per questo licenziati.
Vogliamo costruire le condizioni, perché tutti i giovani di questo paese raggiunta la maggiore età, possano uscire di casa e costruire il proprio futuro.

Esistono Paesi, in cui lavorare a tempo determinato o fare degli stage formativi ed essere remunerati è normale. Vogliamo un salario minimo garantito, affinché il futuro di chi si impegna ed ha voglia emergere non possa essere messo in discussione.

Esistono Paesi, in cui università pubbliche e fondazioni convivono in un rapporto di simbiosi per garantire un’educazione di eccellenza, la giusta severità, professori preparati e vicini ai loro studenti. Rilanciare la qualità della formazione nel nostro paese perché è il sapere che crea sviluppo.

Esistono Paesi che, attraverso sistemi di alleggerimento fiscale, aiutano le piccole e medie imprese ad internazionalizzarsi e ad investire in innovazione, formazione e tecnologia. Vogliamo sperimentare e fare impresa e le istituzioni devono garantire a tutti quelli che hanno una buona idea di poter essere in condizione di realizzarla anche se non hanno una famiglia alle spalle che li sostiene.

Esistono Paesi, in cui investire nelle energie alternative non è considerato una perdita di tempo ne uno spreco economico. Vogliamo un livello

istituzionale che fino dagli enti locali sappia incentivare e rendere fruibile per tutti un sistema energetico sostenibile e pulito.

Esiste l’Europa, dove la pluralità di credi e di tradizione convive nel rispetto della tolleranza e dei principi costituzionali. Vogliamo rilanciare un’idea di Europa sociale dove il credo e la razza non siano un principio di discriminazione ma requisito per l’integrazione.

Abbiamo una grande responsabilità, costruiamo insieme una grande organizzazione giovanile, ciascuno dia il suo contributo, Fausto, il mio ci sarà.

Buon Lavoro a tutti.